I migliori passiti secondo il Gambero Rosso – TOP 10

In questo Post riporto la “Classifica” che in realtà voleva essere solo una valutazione della degustazione fatta dal Gambero Rosso nel dicembre del 2014.

Qua l’articolo originale -> Appunti di degustazione. Il Passito di Pantelleria

Iniziamo con la calssifica

Sole d’Agosto 2012

Valutazione: 90.
Questo è il Bukkuram più “semplice” (l’altro è il Padre della Vigna), ma ha già tutto quello che serve per essere considerato un grande passito: naso di terziari sfaccettati ed eleganti, bella nota mielosa, bocca coerente tra morbidezza e freschezza, speziato, avvolgente e fresco, lunghissimo e con un balsamico che pulisce la bocca all’infinito. Nel bicchiere vuoto restano note di cenere e fumo.
Cantina: Marco De Bartoli

 

Sangue d’oro 2010

Valutazione: 89.
Esempio perfetto di equilibrio naso/bocca che si contraddistingue per eleganza e giusto taglio tra morbidezze e acidità. Dattero e albicocca, ma anche salvia e mirto. Il residuo zuccherino sembra importante ma è bilanciato da un’acidità spiccata. Un vino assolato ma fresco.
Cantina: Carol Bouquet

Abraxas 2013

Valutazione: 85.
Un vino ancora giovane ma che fa tesoro di una bella annata fresca. Il colore infatti non si presenta carico e il naso fa emergere note di terra e di tè, leggera lacca e poi arancia candita; in bocca ci sono l’albicocca piuttosto fresca e sentori agrumati. Il finale si allunga su salvia, mirto e zenzero.
Cantina: Abraxas

Cimillya 2010

Valutazione: 84.
Ecco cosa vuol dire dolce ma non stucchevole. Naso e bocca ruspanti ma franchi: albicocca, dattero, fichi secchi. Finale lunghissimo e balsamico che lascia la bocca pulita e che invita ai sorsi successivi.
Cantina: D’Ancona

Mueggen 2009

Valutazione: 84.
Vivo è la prima parola che lo connota, perché è di un oro brillante, perché ha frutta viva, perché richiama l’albicocca ma anche il limone. E scalpita ancora con una volatile ancora alta che rende la beva non del tutto equilibrata.
Cantina: Salvatore Murana Vini

NES 2012

Valutazione: 84.
Tra le etichette di Passito di Pantelleria, Nes è tra quelle con il più alto numero di bottiglie – circa 40 mila – senza che la qualità ne risenta. Il naso è leggermente burroso e ricorda il croissant, subentra poi l’arancia candita; in bocca è potente, un po’ troppo sbilanciato sulla dolcezze, dove dominano miele e papaya. Nell’insieme però è un vino godurioso.
Cantina: Carlo Pellegrino

Ben Rye 2012

Valutazione: 83.
Il “figlio del vento” ha bisogno di poche presentazioni. In questa versione 2012 appare piuttosto caldo con una nettissima albicocca che sovrasta le pur presenti note di erbe aromatiche. La lunghezza in bocca è da manuale, anche se l’acidità soffre un po’. Assaggiato anche il 2013 che ha una marcia in più in termini di piacevolezza di beva.
Cantina: Donnafugata

Figlio del Vento 2008

Valutazione: 82.
Il primo naso non colpisce per vivacità degli odori, al contrario si mostra chiuso e reticente e rimane così per molto tempo. La bocca è il suo esatto contrario, un’esplosione di sensazioni, le classiche del passito pantesco: albicocca, dattero, arancia candita. Piuttosto viscoso nel bicchiere, presenta bella acidità e lunghezza in bocca.
Cantina: Zinedi

Passum Deorum

Valutazione: 82.
Un unicum nel panorama dei vini passiti ed è errato anche definirlo tale. È qualcosa di più simile a un metodo soleras, nascendo dall’assemblaggio di dodici vendemmie. Ricorda un vino fortificato e rimanda all’idea di un Marsala e non è neanche in commercio. Insomma, un divertissement del suo ideatore, Filippo Panseca. Colore cupo, naso di carruba, liquirizia, rabarbaro e moka. In bocca non lesina in freschezza e il finale si arricchisce di caramello e cioccolato.
Cantina: Panseca

Arbaria 2012

Valutazione: 81.
Tra le ultime nate sull’isola, questa azienda ha già ricevuto diversi riconoscimenti internazionali. Si muove su un terreno tradizionale e il passito non strizza l’occhio al compiacimento istantaneo. Al contrario va aspettato: inizialmente presenta un certo spessore alcolico e una densità evidente. Note di carruba, caramello, fichi secchi. Molto materico al naso come in bocca, dove una beva dai sentori salmastri aiuta il vino a guadagnare in freschezza e persistenza.
Cantina: Vinisola

Leave a Reply

Your email address will not be published.